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La Relazione Paesaggistica DPCM 12 dicembre 2005 Stampa E-mail
Scritto da Gian Andrea Pagnoni   
giovedý 24 aprile 2008

La Relazione Paesaggistica, prevista ai sensi dell'art.146, comma 3, del Decreto l.vo 42/2004, recante il "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio" (di seguito Codice), viene descritta dal DPCM 12 dicembre 2005. La Relazione correda, unitamente al progetto dell'intervento che si propone di realizzare, l'istanza di autorizzazione paesaggistica di cui agli art.159, comma 1 e 146, comma 2, del Codice (art.1 del decreto).

A livello nazionale lo strumento della Relazione Paesaggistica introdotto dal Codice e concretizzato con il DPCM 12 dicembre 2005, costituisce un primo tentativo di soluzione di un problema che le amministrazioni preposte alla tutela del paesaggio vincolato hanno avuto fin dalla nascita della prima legge di tutela, la Legge 1497/1939 sulla "Protezione delle Bellezze Naturali", ossia quello di dover valutare, in carenza di adeguati strumenti conoscitivi e di simulazione degli interventi, con la minore discrezionalità possibile, la compatibilità delle trasformazioni paesaggistiche proposte rispetto a provvedimenti di vincolo, molto avari di descrizione delle caratteristiche paesaggistiche concorrenti a determinare il valore dell’ambito tutelato e basati su formule stereotipate, generiche e ricorrenti (quadro naturale di non comune bellezza o valore estetico tradizionale).

Il DPCM 12 dicembre 2005 si inserisce in un quadro normativo sulla tutela del paesaggio che è stato segnato, in questi ultimi anni, da una profonda evoluzione dei profili legislativi che, a partire dalla promulgazione della Convenzione Europea del Paesaggio, fino alla emanazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, ha definito un nuovo concetto di paesaggio e disposto nuove regole per la tutela. Al concetto di paesaggio oggi viene attribuita una accezione più vasta ed innovativa, che lo caratterizza per la presenza delle risorse ed elementi naturali, dei segni lasciati sul territorio dal lento evolversi della storia della presenza dell’uomo e delle loro interrelazioni.

Il paesaggio viene assunto, perciò, a patrimonio culturale che nel suo valore di globalità unisce senza soluzione di continuità i beni storici, monumentali e le caratteristiche naturali del territorio. L’identità e la riconoscibilità paesaggistica rappresentano quindi, un elemento fondamentale della qualità dei luoghi e sono direttamente correlate alla formazione ed all’accrescimento della qualità della vita delle popolazioni. Al paesaggio viene, così, attribuito il ruolo fondamentale di accrescere il benessere individuale e sociale e di innalzare così la qualità della vita delle popolazioni, contribuendo alla salvaguardia delle loro identità. Più è sviluppato e partecipato il senso di appartenenza delle popolazioni ai luoghi, più è radicato il loro senso di identità in quel contesto paesaggistico, che tenderanno a tutelare.

Finalità

La norma, all’art. 2, stabilisce che la Relazione Paesaggistica costituisce per l’amministrazione deputata al rilascio dell’autorizzazione la base di riferimento essenziale per le valutazioni che deve compiere per accertare la compatibilità paesaggistica dell’intervento proposto, ai sensi dell'art. 146, comma 5 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 recante "Codice dei beni culturali e del paesaggio". Con riferimento alle proprie specificità paesaggistiche, le Regioni possono integrare i contenuti della relazione paesaggistica e, tramite accordo con la Direzione Regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
territorialmente competente, possono introdurre semplificazioni ai criteri di redazione e ai contenuti della stessa relazione in
rapporto alle diverse tipologie d’intervento.

La Relazione paesaggistica deve avere specifica autonomia di indagine ed essere corredata da elaborati tecnici preordinati a motivare ed evidenziare la qualità dell'intervento in relazione al contesto d'intervento. La Relazione paesaggistica deve contenere tutti gli elementi necessari alla verifica della compatibilità paesaggistica dell'intervento, con riferimento ai contenuti, direttive, prescrizioni e ogni altra indicazione del Piano Paesaggistico d’Ambito lì dove vigente.

In assenza dei contenuti di riferimento di cui allo strumento di pianificazione sopra indicato vanno assunti a base della documentazione le analisi paesaggistiche ed ambientali disponibili presso le Amministrazioni pubbliche ed in particolare quanto
definito nelle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale.

Criteri per la redazione della relazione paesaggistica

La relazione paesaggistica, mediante opportuna documentazione, dovrà dar conto sia dello stato dei luoghi (contesto paesaggistico e area di intervento) prima dell'esecuzione delle opere previste, sia delle caratteristiche progettuali dell'intervento, nonché rappresentare nel modo più chiaro ed esaustivo possibile lo stato dei luoghi dopo l'intervento. Va evidenziato che ai principali contesti paesaggistici di riferimento corrispondono diverse specificità di analisi e di intervento. In presenza di Piani Paesaggistici d’ambito vigenti, vanno assunti quali contesti paesaggistici quelle porzioni di territorio, aventi “carattere distintivo”, sintesi,cioè, di caratteristiche strutturali, sistemi di relazione e identità presenti (ad esempio le Unità di Paesaggio Locale, o similmente denominati dai Piani Paesaggistici d’Ambito). In assenza di Piani Paesaggistici d’Ambito vigenti, si fa riferimento a quelle porzioni di territorio, il cui “carattere distintivo” è costituito dagli elementi e dalle componenti caratteristiche (nonché dai relativi rapporti di interrelazione) del paesaggio interessato dall’intervento individuati dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale.

A tal fine, ai sensi dell'art. 146, commi 4 e 5 del Codice la documentazione contenuta nella domanda di autorizzazione paesaggistica indica:

  • lo stato attuale del bene paesaggistico interessato;§ gli elementi di valore paesaggistico in esso presenti, nonché le eventuali presenze di beni culturali tutelati dalla parte II del Codice ivi compresi i siti di interesse geologico (geositi);
  • gli impatti sul paesaggio delle trasformazioni proposte;
  • gli elementi di mitigazione e compensazione necessari;

Deve contenere anche tutti gli elementi utili all'Amministrazione competente per effettuare la verifica di conformità dell'intervento alle prescrizioni contenute nei Piani Paesaggistici d’Ambito lì dove vigenti o, in loro assenza, con quanto evidenziato nelle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale ed accertare:

  • la compatibilità rispetto ai valori paesaggistici riconosciuti dal vincolo;
  • la congruità con i criteri di gestione dell'immobile o dell'area;
  • la coerenza con gli obiettivi di qualità paesaggistica, ove definiti dai vigenti Piani Paesaggistici d’Ambito.

I caratteri e i valori paesaggistici riconosciuti dal vincolo sono testualmente descritti dalla Relazione di accompagnamento al Decreto di vincolo stesso e sono disponibili presso le Amministrazioni regionali.

Documentazione tecnica generale

La documentazione tecnica minima, per la cui redazione ci si può avvalere delle analisi paesaggistiche ed ambientali, con particolare riferimento ai quadri conoscitivi ed ai contenuti dei Piani Paesaggistici d’Ambito lì dove vigenti o, in assenza di questi, delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale,disponibili presso le Amministrazioni pubbliche,contiene ed evidenzia:

A) Elaborati di analisi dello stato attuale

  1. Descrizione, attraverso stralci cartografici sintetici rielaborati dalle analisi e dalle sintesi interpretative dei Piani paesaggistici d’Ambito lì dove vigenti o, in loro assenza, attraverso autonome elaborazioni cartografiche anche tratte dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale,dei caratteri e del contesto paesaggistico dell'area di intervento: configurazioni e caratteri geomorfologici; appartenenza a sistemi territoriali di forte connotazione geologica ed idrogeologica; appartenenza a sistemi naturalistici (geositi, biotopi, riserve, parchi naturali, boschi); sistemi insediativi storici (centri storici, edifici storici diffusi),paesaggi agrari (assetti colturali tipici, sistemi tipologici rurali quali nuclei rurali storici, masserie, bagli, ecc.), tessiture territoriali storiche (viabilità storica, regie trazzere); appartenenza a sistemi tipologici di forte caratterizzazione locale e sovralocale (sistema dei bagli e masserie, sistema delle ville, uso sistematico dei materiali locali, ambiti a cromatismo prevalente); appartenenza a percorsi panoramici o ad ambiti di percezione da punti o percorsi panoramici; appartenenza ad ambiti a forte valenza simbolica (in rapporto visivo diretto con luoghi celebrati dalla devozione popolare, dalle guide turistiche, dalle rappresentazioni pittoriche o letterarie). La descrizione sarà corredata anche da una sintesi delle principali vicende storiche (lì dove significativa), da documentazione cartografica di inquadramento che ne riporti sinteticamente le fondamentali rilevazionipaesaggistiche, evidenziando le relazioni funzionali, visive, simboliche tra gli elementi e i principali caratteri di degrado eventualmente presenti.
  2. Indicazione e analisi dei livelli di tutela operanti nel contesto paesaggistico e nell'area di intervento considerata, rilevabili dagli strumenti di pianificazione paesaggistica, urbanistica e territoriale e da ogni fonte normativa, regolamentare e provvedimentale; indicazione della presenza di beni culturali tutelati ai sensi della Parte seconda del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
  3. Rappresentazione dello stato attuale dell'area d'intervento e del contesto paesaggistico, effettuata attraverso ritrazioni fotografiche e schizzi prospettici “a volo d’uccello”, ripresi da luoghi di normale accessibilità e da punti e percorsi panoramici, dai quali sia possibile cogliere con completezza le fisionomie fondamentali del territorio.

In particolare, la rappresentazione dei prospetti e degli skyline dovrà estendersi anche agli edifici e/o alle aree contermini, per un'estensione più o meno ampia in funzione della tipologia d’intervento, secondo le principali prospettive visuali da cui l'intervento è visibile quando:

a) la struttura edilizia o il lotto sul quale si interviene è inserito in una cortina edilizia;

b) si tratti di edifici, manufatti o lotti inseriti in uno spazio pubblico (piazze, slarghi, ecc.), ad esclusione di quelle opere previste all'art. 149, comma 1, lett. a) del Codice;

c) si tratti di edifici, manufatti o lotti inseriti in un margine urbano verso il territorio aperto.

Nel caso di interventi collocati in punti di particolare visibilità pendio, lungo mare, lungo fiume, ecc.), andrà particolarmente documentata l’analisi dei colori, dei materiali esistenti e prevalenti dalle zone più visibili al fine del corretto inserimento delle opere, sia nell’area d’intervento che nel contesto paesaggistico di riferimento. Nel caso di interventi su edifici e manufatti esistenti dovrà essere rappresentato lo stato di fatto della preesistenza6, e andrà allegata documentazione storica relativa al singolo edificio o manufatto e con minor dettaglio all'intorno. Ciò al fine di relazionare documentalmente sulle soluzioni progettuali adottate, con particolare riferimento all’adeguatezza (forma,colore, materiali, tecniche costruttive, rapporto volumetrico con la preesistenza), del nuovo intervento con l'oggetto edilizio o il manufatto preesistente e con l'intorno basandosi su criteri di
continuità paesaggistica laddove questi contribuiscono a migliorare la qualità complessiva dei luoghi.

Parametri e livelli di tutela

Si elencano a titolo esemplificativo, alcuni parametri per la lettura delle caratteristiche paesaggistiche, utili per l'attività di verifica della compatibilità del progetto:

Parametri di lettura di qualità e criticità paesaggistiche

diversità: riconoscimento di caratteri/elementi peculiari e distintivi, naturali e antropici, storici, culturali, simbolici, ecc.;

integrità: permanenza dei caratteri distintivi di sistemi naturali e di sistemi antropici storici (relazioni funzionali, visive, spaziali, simboliche, ecc. tra gli elementi costitutivi);

qualità visiva: presenza di particolari qualità sceniche, panoramiche, ecc.;

rarità: presenza di elementi caratteristici, esistenti in numero ridotto e/o concentrati in alcuni siti o aree particolari;
degrado: perdita, deturpazione di risorse naturali e di caratteri culturali, storici, visivi, morfologici, testimoniali;

Parametri di lettura del rischio paesaggistico, antropico e ambientale

sensibilità: capacità dei luoghi di accogliere i cambiamenti, entro certi limiti, senza effetti di alterazione o diminuzione dei caratteri connotativi o di degrado della qualità complessiva;

vulnerabilita/fragilità: condizione di facile alterazione e distruzione dei caratteri connotativi capacità di assorbimento visuale: attitudine ad assorbire visivamente le modificazioni, senza diminuzione sostanziale della qualità

stabilità: capacità di mantenimento dell'efficienza funzionale dei sistemi ecologici o situazioni di assetti antropici consolidate;

instabilità: situazioni di instabilità delle componenti fisiche e biologiche o degli assetti antropici.

Le analisi dei livelli di tutela, lì dove vigenti i Piani Paesaggistici d’Ambito, dovranno anche tener conto delle motivazioni e delle finalità di qualità paesaggistica definite dagli strumenti normativi e di piano anzidetti. Laddove non si è in presenza di un piano paesaggistico vigente le analisi sui livelli di tutela dovranno basarsi sui caratteri e i valori paesaggistici riconosciuti dal vincolo così come testualmente descritti dalla Relazione di accompagnamento al Decreto di vincolo stesso.

Esperienze regionali

Emilia Romagna

La Regione Emilia- Romagna, all’interno dei suoi strumenti per la gestione del paesaggio, ha firmato un Accordo tra Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione e le Associazioni delle Autonomie Locali (3 ottobre 2003, in applicazione della L.R.31/2002, art.46 “Discipline generale dell’edilizia”) che afferma la volontà di una collaborazione tra le istituzioni per una corretta gestione delle trasformazioni territoriali e la salvaguardia dei valori storici, naturali e paesaggistici. Campo di applicazione dell’accordo sono le aree assoggettate a regime di tutela (Codice dei beni culturali e del paesaggio), per le quali i Comuni, a cui la materia è stata subdelegata, danno le autorizzazioni paesaggistiche, attraverso le Commissioni per la qualità architettonica e il paesaggio (istituite con la L.R.31/2002), con funzione consultiva. Esse, oltre alla verifica di conformità con le prescrizioni dei piani e con i valori riconosciuti dai Decreti di vincolo (quando esplicitati) devono verificare gli effetti delle trasformazioni in rapporto ai caratteri specifici dei luoghi. Il testo dell’Accordo elenca i documenti da allegare alla richiesta di autorizzazione paesaggistica, specifici e autonomi rispetto alle autorizzazioni di altra natura (urbanistiche, idrogeologiche, ecc.): attraverso di essi l’estensore della domanda deve dimostrare una conoscenza approfondita dei luoghi oggetto di intervento e deve spiegare e motivare i caratteri del rapporto che il progetto intende instaurare con essi. Il testo dell’Accordo indica criteri per la lettura dei caratteri paesaggistici, quali la forma, il significato storico, culturale, naturale, la funzione (ecologica, testimoniale, economica, ecc.), il valore intrinseco e il valore di relazione nel contesto. In materia strettamente edilizia la L.R.16/2002 (Norme per il recupero degli edifici storico-artistici e la promozione della qualità architettonica e paesaggistica del territorio) dà indicazioni per il recupero degli edifici storico-artistici, superando la distinzione fra politiche per i luoghi urbani e luoghi rurali, e, soprattutto, per l’eliminazione di “opere incongrue”, lesive dei valori paesaggistici. Amministratori e tecnici sono chiamati a riflettere sulla qualità del territorio e sulle possibilità di riqualificazione diffusa. Sono indicati dei criteri di massima per l’individuazione delle opere incongrue “impatto visivo, dimensioni planivolumetriche o caratteristiche tipologiche e funzionali [che] alterano in modo permanente l’identità storica, culturale e paesaggistica dei luoghi” (art.10). Ad essa sono seguiti approfondimenti concettuali e operativi (OIKOS, Centro studi, Legge 16. Note a margine, ed. Compositori, Bologna 2005).

Liguria

La Regione Liguria ha anch’essa attivato specifiche azioni di tutela del paesaggio che hanno portato a forme di valutazione dei progetti di trasformazione all’interno delle politiche e dgli strumenti legati al Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico Regionale. Fra di essi vi è il “Documento congiunto per una interpretazione e l’applicazione delle norme del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico del 1990” (1999) tra Regione Liguria e la Soprintendenza per i Beni architettonici e il paesaggio della Liguria: esso fornisce “Primi criteri ed elementi per la progettazione e la valutazione degli interventi e per la formulazione della disciplina paesistica di livello puntuale”. Il testo fa particolare riferimento al recupero del patrimonio edilizio esistente, ma da criteri molto sintetici anche per l’inserimento nel paesaggio di nuovi interventi e di opere infrastrutturali. Le indicazioni riguardano il rispetto, in particolare, degli apparati decorativi, delle facciate, degli infissi, dei rapporti tra pieni e vuoti, delle coperture, dello spessore dei muri, dei materiali di solai e coperture, degli allineamenti dei fabbricati e delle strade, dei cortili e dei giardini. Il documento richiede particolare attenzione per gli interventi lungo il fronte mare, le inquadrature consolidate e le interferenze visuali dal mare e verso il mare. E ancora: i percorsi tradizionali, le forme e i volumi dei nuovi insediamenti, l’alterazione dei crinali, dei profili, dei percorsi e dei punti panoramici. Il Documento presuppone, dunque, una lettura critica, puntuale e approfondita dei caratteri specifici dei luoghi e un’analisi morfologica e strutturale, propedeutica al progetto. Il criterio di valutazione chiede “una grande qualità progettuale, in grado di rispettare l’equilibrio generale e l’identità del paesaggio nell’ambito interessato, valorizzandone l’immagine complessiva”: ad essa non si dovrebbe rispondere con pedisseque ripetizioni di tipologie e forme già insediate, ma con la realizzazione di interventi edilizi che, pur discostandosi da caratteri già presenti, risultino comunque coerenti e adeguati al contesto.

Lombardia

La Regione Lombardia si è data una vera e propria normativa per la “valutazione paesaggistica dei progetti” e il rilascio di una “autorizzazione paesaggistica”, attraverso strumenti diversi, recentemente raccolti, riorganizzati e ampliati in un unico documento, in attuazione della L.R.12/2005 “Legge per il Governo del territorio” (Regione Lombardia, Funzione amministrative in materia di tutela dei beni paesaggistici, Criteri attuativi, L.R. 12/2005, Milano 2005). Essi danno indicazioni per i singoli interventi tenendo conto del Piano Territoriale Paesistico Regionale (2001). In particolare, già prima dell’approvazione del piano paesistico regionale, la L.R.18/1997, con cui venivano subdelegate le competenze in materia di paesaggio ai comuni, indicava anche un percorso metodologico per la valutazione paesaggistica dei progetti, fornendo dei criteri di supporto agli esperti chiamati a esprimere pareri
in merito: campo di applicazione era tuttavia solo il territorio tutelato ai sensi della legislazione nazionale di tutela.

La valutazione si basa sulla lettura dei luoghi paesaggistici, individuando ragioni di vulnerabilità e rischio, valutando le trasformazioni introdotte dall’intervento proposto e la loro compatibilità sulla base di una documentazione predisposta dai progettisti e di sopralluoghi eventuali. Alla legge sono allegate numerose schede che riguardano i singoli elementi costitutivi del paesaggio, ne definiscono le caratteristiche specifiche, la sensibilità, la vulnerabilità ed esemplificano i tipi di trasformazioni compatibili con la loro conservazione. In particolare, vengono approfonditi il settore geomorfologico e naturalistico (vette, crinali, ghiacciai, nevai, versanti, laghi, fiumi, zone umide, brughiere, boschi) e il settore antropico (infrastrutture, viabilità storica e rete idrografica; elementi di paesaggio agrario e strutture verdi, come marcite, piantate, terrazzamenti, giardini, ecc.; i sistemi insediativi di versante, di sommità, di fondovalle, rivieraschi,… con case a corte, isolate,… borghi; i tipi edilizi, a schiera, a corte, in linea,…) per terminare con i materiali e gli elementi costruttivi, dalla pietra al legname, ai tetti, ai manti di copertura, alle recinzioni.

La valutazione del rapporto fra progetto e contesto si basa su alcuni parametri valutativi relativi: all’ubicazione, privilegiando criteri di aderenza alle forme strutturali del paesaggio; alla misura e assonanza con le caratteristiche morfologiche dei luoghi, rivilegiando caratteristiche dimensionali, costruttive e tipologiche coerenti con i caratteri del contesto, anche dal punto di vista percettivo; alla scelta di materiali e colori e elementi vegetazionali, privilegiando la continuità con l’intorno e la mitigazione dell’impatto visuale; al raccordo con le aree adiacenti, in particolare nel caso di opere di viabilità che alterano lo stato di fatto.

Il controllo della qualità degli interventi in aree non vincolate, ossia su tutto il resto del territorio, è affidato a “Linee guida per l’esame paesistico dei progetti” (DGR dell’8/11/2002), che si basano su una lettura della sensibilità del sito (capacità del sito di assorbire le trasformazioni), su una valutazione dell’incidenza del progetto (capacità di trasformazione dell’intervento) e su una valutazione sintetica dell’impatto paesaggistico (capacità del progetto di interagire con il contesto), che si esprime con una sintesi numerica di autovalutazione da parte del progettista e dà luogo, se rilevante, a una procedura di verifica da parte dell’amministrazione. La valutazione della sensibilità del sito avviene attraverso una lettura morfologico-strutturale (presenza di elementi caratterizzanti, naturali (crinali, versanti,…) o antropici (insediamenti storici,…), una vedutistica (relazioni visive caratterizzanti a rischio di alterazione), una simbolica (presenza di attribuzioni di significati da parte delle popolazioni).

Di recente la Regione ha dato indicazioni per l’inserimento degli aspetti paesaggistici all’interno della pianificazione territoriale ordinaria al livello comunale, con il recente documento “Modalità per la pianificazione comunale” in applicazione dell’art. 7 della L.R.12/2005: un ampio Allegato tecnico sui Contenuti paesaggistici dei Piani di Governo del Territorio riprende metodologie e criteri elaborati in ricerche nazionali e internazionali, con riferimenti alla Convenzione Europea per il Paesaggio.

Piemonte

La Regione Piemonte, all’interno delle sue politiche per il paesaggio, ha elaborato delle Linee-guida assai articolate, non prescrittive, ma di indirizzo per la progettazione di interventi di qualità paesaggistica, rivolte all’intero territorio regionale e alle diverse categorie di attori, pubblici e privati. Esse sono raccolte in un vero e proprio manuale, organizzato in principi generali e in schede esemplificative di alcune categorie di intervento (Regione Piemonte, Assessorato ai Beni Ambientali, Criteri e indirizzi
per la tutela del paesaggio, Torino s.d.). Sono fornite indicazioni di metodo e suggerimenti di buone e cattive soluzioni. Sono elencate le criticità e le positività che ogni tipo di intervento può comportare in base agli aspetti percettivi, antropico-culturali e naturali del paesaggio; vi sono schizzi che aiutano a chiarire i concetti e i suggerimenti.I criteri che guidano le indicazioni operative si fondano sulla volontà di evitare alterazioni degli elementi caratterizzanti dei luoghi, come skylines, dimensioni, altezze, visuali, ecc. e agiscono sulle forme, i materiali, la localizzazione, l’articolazione compositiva, per una integrazione delle nuove opere con il contesto. In particolare, una progettazione paesaggisticamente corretta si fonda sulla conoscenza dei caratteri specifici dei luoghi, dal punto di vista fisico-naturale, storico-culturale, umano, percettivo; sull’uso sostenibile delle risorse disponibili; sul rispetto delle caratteristiche orografiche e morfologiche; sulla compatibilità ecologica; su quella visuale; sul rispetto di elementi, tecniche, materiali tradizionali. È evidente che nel caso Piemontese il concetto di paesaggio coinvolge diversi punti di vista e anche parte delle problematiche ecologico-ambientali, tanto che è ritenuto importante l’apporto scientifico di diverse figure professionali. È affermata l’opportunità di una compensazione per la perdita di qualità paesaggistiche e ambientali.

Anche nel caso del Piemonte, gli elaborati richiesti per le autorizzazioni relative alle zone vincolate per legge (Codice per i beni culturali e del paesaggio), sono costituiti da analisi dello stato di fatto, elaborati tecnici di progetto, documentazione fotografica.

Umbria

La Regione ha elaborato documenti di lettura e valutazione paesaggistica in attuazione degli obblighi della legislazione nazionale di tutela del paesaggio: con la Legge regionale 34/2000 e la più recente 1 del 18/2/2004, art. 22, richiede ai proponenti dei progetti una specifica relazione sui caratteri storici-culturali e paesaggistici dei luoghi e sull’incidenza del progetto su di essi, che deve comprendere una documentazione fotografica. La valutazione di compatibilità da parte degli Uffici regionali è guidata da una sintetica scheda istruttoria, elaborata dagli stessi uffici: essa prevede una descrizione del contesto dell’intervento proposto, con l’indicazione dei caratteri fisici geografici, degli elementi paesaggisticamente qualificanti, del valore specifico del sito rispetto al contesto; richiede, inoltre, una sistematizzazione della descrizione delle caratteristiche dell’intervento (tipo, opere che incidono sull’aspetto esteriore, dimensioni) e termina con una motivazione estesa delle compatibilità e delle specifiche prescrizioni.

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 08 luglio 2009 )
 
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